La moglie di Mo Farah accusa: «Mio marito umiliato in aeroporto»

LONDRA – Vincere quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi, conquistando eterna gloria sportiva, può non essere abbastanza per essere trattati con decenza quando si ha la pelle nera. A dimostrarlo l’episodio capitato a Mo Farah, il più forte mezzofondista britannico della storia, uno dei soli due atleti capaci di salire sul primo gradino del podio nei 5 e 10 mila metri in due edizioni consecutive dei Giochi insieme con il finlandese Lasse Virén negli anni ’70. Secondo la moglie dell’atleta di origine somala, Farah è stato “umiliato” da una hostess all’aeroporto di Atlanta, in Georgia, mentre stava per imbarcarsi sul volo che doveva riportarlo a casa a Portland, in Oregon, di ritorno dalle Olimpiadi di Rio.

Tania Farah sostiene che l’assistente di volo in questione, non riuscendo a capacitarsi del fatto che un uomo di colore fosse in possesso di un biglietto business, ha cominciato a trattare il marito come «un pezzo di merda», imponendo a lui e a tutta la famiglia di rifare la fila, e che si è fermata solo quando un altro passeggero le ha fatto notare che la persona che stava insultando era un quattro volte campione olimpico. «Quando ha saputo con chi stava parlando, la hostess era mortificata – prosegue la signora Farah – ma fino a poco prima gli aveva urlato contro come se fosse un pezzo di merda. Mo era l’unica persona di colore e non aveva fatto niente per meritare un trattamento del genere».

Fino a qui il racconto di Tania Farah. Altri passeggeri presenti, però, smentiscono questa versione dei fatti. La famiglia Farah sarebbe arrivata all’ultimo momento al gate di imbarco e, invece di essere fatta passare prima dei passeggeri della classe economica, sarebbe stata costretta a fare la fila, il che avrebbe mandato su tutte le furie la signora Farah, che si sarebbe messa a urlare per prima.

Due versioni inconciliabili, dunque, su cui la Delta Airlines sta investigando. L’unica cosa su cui i due racconti convergono è l’atteggiamento zen di Mo Farah: mentre tutto questo accadeva intorno a lui, il quattro volte campione olimpico sarebbe rimasto in religioso silenzio.

Foto by Al King

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