Gli Usa lo vogliono, la Gran Bretagna concede l’estradizione nonostante abbia l’Asperger

LONDRA – Quando l’America individua un nemico, vero o presunto che sia, lo persegue senza sosta. Anche se quel nemico ha problemi mentali e perseguirlo potrebbe portare alla sua morte. Il caso di Lauri Love è emblematico in questo senso. Nell’ottobre 2013, questo ragazzo anglo-finlandese di 31 anni, venne arrestato nella casa dei suoi genitori nel villaggio di Stradishall (Suffolk) con l’accusa di avere fatto breccia nei sistemi informatici di varie agenzie statunitensi – FBI, Federal Reserve, American Missile Defence Agency e Nasa fra le altre – provocando danni per milioni di dollari ai server e mettendo a rischio la sicurezza di migliaia di impiegati. Il tutto, sempre secondo le autorità statunitensi, non per idealismo, ma per puro e semplice desiderio di guadagno personale.

PENTITO – Love non ha mai negato gli hackeraggi in questione, anche se ha sempre sostenuto la natura politica delle sue azioni, negando con decisione di avere agito per interesse personale. Si è detto inoltre pentito e pronto a mettere le sue conoscenze informatiche al servizio della comunità. Ma gli Usa non hanno cambiato idea. Il caso è approdato nei tribunali britannici e venerdì 16 settembre kl giudice Nina Tempia ha stabilito che Love deve essere estradato oltre Oceano. Dove rischia una condanna a 99 anni di carcere.

SUICIDIO – E qui cominciano i problemi. Perché Love ha una forma di autismo (Asperger), soffre di depressione e ha più volte minacciato il suicidio in caso di estradizione. «Se dovessi andare in prigione in America – ha detto dieci giorni fa alla BBC – non penso che ne uscirei più».

PRECEDENTE – C’è un precedente che potrebbe confortarlo: nel 2012 l’estradizione negli Usa di un altro cittadino britannico, Gary McKinnon, anche lui con la sindrome di Asperger, e anche lui accusato di reati informatici, venne bloccata dall’allora Ministro dell’Interno Theresa May proprio per il rischio di un suicidio. Il problema è che dal 2012 le regola sono cambiate e l’attuale Home Secretary Amber Rudd avrebbe molte più difficoltà ad opporsi.

APPELLO – Il padre di Love, Alexander, è un reverendo che lavora presso una prigione, dove si occupa proprio di detenuti a rischio suicidio. Nel corso del processo, ha fatto appello alla clemenza dei giudici con un discorso con un appassionato discorso, cominciando col ricordare tutti i funerali di suicidi cui ha dovuto assistere nel corso della sua vita, sostenendo che il rimpianto più grande di parenti e amici è sempre quello «di non avere capito e visto per tempo»: «Nel caso di Lauri – queste le parole del reverendo Love – vediamo già quello che sta per accadere. È questa la differenza. Mio figlio è sicuramente capace di commettere suicidio. La probabilità è piuttosto alta. Ci sono momenti in cui Lauri è assolutamente disperato. Mio figlio ha l’Asperger ed è depresso. E, in ogni caso, ha dichiarato molto chiaramente che ucciderà se stesso. Ha bisogno del supporto della sua famiglia. Ha scelto di vivere a casa con noi perché è l’unico posto dove si sente sicuro. Se gli americani l’avranno vinta, ci sarà un oceano a dividerci. Quando Lauri dice che si ucciderà se sarà portato in America, credo fermamente che sia qualcosa che vuole fare realmente. Ho vissuto a lungo e sono sempre stato convinto che nascere su queste isole fosse come vincere alla lotteria della vita. Che nella nostra società esistono decenza e giustizia e che le nostre leggi sono giuste. Io non critico il giudice, che ha dovuto deliberare sulla base di una legge sbagliata. Non è giusto che mio figlio possa essere portato via. Non è giusto che un ragazzo con problemi mentali sia portato via dalla sua famiglia solo e soltanto per soddisfare quello che a me pare semplice desiderio di vendetta da parte degli americani»

GUERRA PERSA – Da quando è stato arrestato, Love ha dichiarato di volere mettere le sue abilità informatiche al servizio della comunità: «Sono un hacker. Amo la tecnologia e vorrei usarla per fare del mondo un posto migliore» ha dichiarato Love, che ha anche fonddato un’azienda di consulenza per la sicurezza informatica. «La maggior parte di quello che va sotto il nome di hacking illegale – ha aggiunto – è condotto senza alcuna intenzione di commettere reati, alcun tentativo di fare guadagni illeciti, ma è la conseguenza del naturale desiderio umano di comprendere l’universo nel quale ci troviamo. La prima cosa che i governi devono capire, è che non c’è una via d’uscita giudiziaria a questo problema. Come con le droghe, si pensa che più persone arrresti, meno droga ci sarà in giro, ma la cosa non ha funzionato, anche se la gente ci ha messo circa 60 anni a capirlo». Difficile che queste parole facciano breccia presso le autorità statunitensi. Che quando si fanno un nemico, è per sempre.

 

 

 

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