Imam ucciso a Rochdale da simpatizzanti dell’Isis, arriva la prima condanna

LONDRA -Jalal Uddin era un imam rispettato e amato nella cittadina di Rochdale, nell’area di Manchester, dove era conosciuto col titolo onorifico di Qari Saabi per la sua profonda conoscenza del Corano. Agli occhi di alcuni simpatizzanti locali dell’Isis, però, altro non era che uno stregone che infangava il nome dell’Islam e che perciò doveva morire. La sua colpa? Praticare il taweez, una forma di terapia basata sull’uso di amuleti molto diffusa in alcuni paesi musulmani, tra cui il Bangladesh, da cui il 71enne Uddin era emigrato in Gran Bretagna 15 anni fa.

ERESIA – Per Mohammed Syeedy e Mohammed Abdul Kadir, due giovani dell’area con simpatie per l’Isis, quella dell’imam bengalese, da loro soprannominato Voldemort come il cattivo della serie di Harry Potter, era pura e semplice magia nera. E perciò Uddin meritava la morte. Morte che è arrivata la sera del 18 febbraio scorso, in un campo giochi per bambini, per mano di Kadir, mentre Syeedy attendeva il complice in macchina. L’omicidio, secondo l’accusa, era stato preparato per mesi.

CONDANNA – Venerdì 16 settembre è arrivata la prima condanna per questo assassinio che ha preoccupato non poco le autorità antiterrorismo britanniche, che negli ultimi anni hanno visto un incremento delle violenze di estremisti musulmani contro altri musulmani considerati o troppo occidentalizzati o, come nel caso di Uddin, addirittura eretici. A essere giudicato colpevole dell’omicidio è stato per il momento il solo Syeedy, perché Kadir, l’autore materiale, ha fatto in tempo a fuggire in Turchia, da dove si presume sia riuscito a passare in Siria per arruolarsi nell’Isis.

DIFESA – Secondo l’accusa, Syeedy si è avvicinato alle idee dell’Islam più fanatico dopo un viaggio umanitario in Siria nel 2013, simile a quello durante il quale nello stesso periodo fu rapito Alan Henning, un tassista di Rochdale che fu poi decapitato da un militante dell’Isis di origine londinese, Mohammed Emwazi, meglio conosciuto come Jihadi John. Syeedy sostiene al contrario di essere rimasto disgustato alla notizia della morte di Henning, che fra l’altro conosceva personalmente, e di non essere affatto un simpatizzante dell’Isis, le cui azioni definisce “completamente sbagliate”. Sul suo telefonino e sul suo computer, però, è stato trovato parecchio materiale propagandistico del cosiddetto califfato islamico.

PROVE – Quanto all’omicidio di Uddin, Syeedy nega di averne saputo nulla, nonostante fosse Kadir immediatamente prima e immediatamente dopo l’uccisione dell’imam. Certo, il fatto che sul suo telefonino siano state trovate le immagini dell’omicidio non depone a suo favore. Né depone a suo favore il fatto che per sei mesi, insieme con l’amico Syeedy abbia seguito e tormentato il povero Uddin.

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