Nell’UK post Brexit aumento degli attacchi a sfondo razziale

LONDRA – Da quando la Gran Bretagna ha votato per uscire dall’Unione Europea, gli attacchi contro gli stranieri sono cresciuti in maniera esponenziale. Secondo il “Guardian”, che ha contattato tutte le ambasciate dei 27 paesi della UE, la maggior parte degli incidenti ha visto come bersagli cittadini dell’Europa orientale, soprattutto polacchi.

I consolati polacchi di Londra, Manchester ed Edimburgo hanno registrato 31 attacchi a partire dal 23 giugno, giorno in cui si è tenuto il referendum sulla Brexit, otto dei quali solo nelle ultime tre settimane. L’episodio più grave è avvenuto nella cittadina di Harlow, 30 miglia a nord della capitale, dove il 27 agosto è stato ucciso Arkadiusz Jóźwik. Sotto accusa cinque ragazzini tra i 15 e i 16 anni, che avrebbero attaccato il 40enne Jóźwik dopo averlo sentito parlare polacco con alcuni amici. Harlow è stata teatro di altri tre attacchi contro polacchi, mentre appena venerdì scorso un polacco è stato malmenato a Leeds.

Delle 17 ambasciate che hanno risposto all’appello del “Guardian”, 12 hanno segnalato circa 60 attacchi di stampo razzista. Nessuna segnalazione, però, è arrivata da ambasciate dell’Europa occidentale. Per l’Europa orientale e, come detto, per la Polonia in particolare, la situazione è molto diversa, come spiega l’ambasciatore Arkady Rzegocki: «La comunità polacca è la più larga minoranza nel Regno Unito e, vista la sua visibilità, è possibile che sia statisticamente l’obiettivo più facile per attacchi xenofobi».

«È una tendenza che abbiamo notato – aggiunge l’ambasciatrice lituana Baiba Braže a proposito dell’aumento dei cosiddetti “hate crimes” -. I nostri cittadini non hanno mai sperimentato nulla del genere prima del referendum. Nessuno degli incidenti (che hanno coinvolto cittadini lituani, ndr) ha nulla a che fare col referendum in sé, ma c’è forse un’atmosfera che favorisce gli attacchi verbali e non solo verbali. Non dovrebbe esserci nessuna discriminazione».

Per Jon Burnett, ricercatore presso l’Institute of Race Relations, quanto sta accadendo era prevedibile: «L’aumento degli attacchi contro cittadini dell’Est europeo – dichiara sempre al “Guardian” – non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno, visto che troppo spesso sono stati dipinti come parassiti, truffatori e, ultimamente, anche come una minaccia. Questa descrizione, che si è intensificata nel corso della campagna referendaria, precedeva il referendum stesso. Gli attacchi xenofobi sono il prodotto di un clima politico costruito per anni».

Come per la violenza carnale, anche per gli attacchi a sfondo razzista i numeri reali sono molto più alti di quelli ufficiali, perché spesso le vittime non sporgono denuncia vuoi per paura di ritorsioni vuoi per sfiducia nel sistema giudiziario. Anche se, a quanto pare, la situazione sta cambiando in meglio grazie all’attenzione che nell’ultimo periodo gli organi di informazione hanno dedicato all’argomento. «La gente si sente più portata a farsi avanti e a denunciare – dice Gareth Cuerden di Victim Support -. E per questo stiamo ottenendo dati più vicini alla realtà riguardo il numero di hate crimes. Le ricerche mostrano che il 50% delle persone aspetta che la situazione diventi grave prima di sporgere denuncia. Ma questa attenzione sull’argomento ha spinto molti a farsi avanti subito».

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