Ancora guai per Wiggins: «Sospette le sue esenzioni»

LONDRA – Ogni giorno porta una nuova pena per Sir Bradley Wiggins. Più cerca di allontanare da sé i sospetti per le esenzioni a scopo terapeutico (tue) di cui ha usufruito nel corso della sua carriera, più “Wiggo” si ritrova nei guai. A metterlo in cattiva luce, più che il fatto in sé, la reticenza con cui sta affrontando la bufera. Aggiungiamo poi che il suo non facile carattere e la sua assoluta mancanza di diplomazia gli hanno procurato un’armata di nemici nel corso degli anni. Non solo è difficilissimo trovare qualcuno che lo difenda. Anzi, c’è chi, invece di aiutarlo a tirarsi fuori dalle sabbie mobili, ne approfitta per spingerlo ancora più a fondo.

I fatti sono ormai noti ma è meglio fare un riassunto per chi si fosse perso qualche puntata. Un gruppo di hacker, probabilmente vicini al governo russo, ha rubato centinaia di documenti dal database dell’Agenzia mondiale antidoping (Wada) e ha cominciato a pubblicarli. Nel mirino sono finiti tantissimi atleti di varie nazionalità – anche cinque italiani – che per varie ragioni hanno ottenuto esenzioni a scopo terapeutico nel corso della loro carriera. Una pratica legittima e autorizzata dalla Wada, di cui, però, secondo alcuni, si è abusato.

E, a proposito di “tue”, il caso di Wiggins è tra quelli più controversi. In tre occasioni – nel 2011 e nel 2012 prima del Tour de France e di nuovo nel 2013 prima del Giro d’Italia – il ciclista britannico ottenne l’autorizzazione a usare il triamcinolone (un potente corticosteroide) – la stessa sostanza proibita alla quale Lance Armstrong venne trovato positivo al Tour 1999 e per la quale l’americano ottenne un Tue retroattivo – curare un’allergia al polline. Una circostanza che Prentice Steffen, che di Wiggins è stato medico col Team Garmin, giudica molto sospetta.

«È molto strano che ci siano stati tre “tue” per iniezioni intramuscolari di triamcinolone proprio prima di tre grandi eventi – dichiara Steffen al programma “Newsnight” della BBC -. È una strana coincidenza quella per cui c’è bisogno di una forte dose di corticosteroidi esattamente prima della gara più importante della stagione. Devo dire che non ha grande senso né dal punto medico né dal punto di vista sportivo». Steffen, che è stato medico alla Postal Service a metà anni ’90, prima dell’arrivo di Armstrong, va oltre: «Bradley in tutta questa storia è probabilmente il meno responsabile. A essere opinabile è il fatto che il suo team abbia chiesto questi “tue” e che l’UCI e la Wada li abbiano autorizzati».

Rincara la dose Michael Rasmussen, uno che di doping se ne intende visto che nel corso della sua carriera, per sua stessa ammissione, ha usato praticamente tutte le droghe in commercio. «Se si guarda al tipo di sostanza – dice il danese sempre a “Newsnight” – e alle date delle iniezioni, sembra proprio qualcosa che poteva succedere una decina di anni fa quando io lottavo per la classifica generale al Tour. Anche solo guardando ai modi della somministrazione, il tutto appare molto sospetto. È qualcosa che avrei potuto fare io, anzi qualcosa che io ho fatto».

Quanto agli effetti del triamcinolone, sia Rasmussen sia un altro dopato confesso come David Millar, ora diventato testimonial dell’antidoping, concordano nel dire che si tratta di una sostanza potentissima. «Ho preso sia Epo sia testosterone – la testimonianza di Millar – e ovviamente ti fanno sentire al massimo livello. Ma il Kenacort (uno dei nomi commerciali del triamcinolone, ndr) è l’unica droga che ti fa sembrare differente nel giro di appena tre giorni. Fa un po’ paura, perché è come se ti mangiasse da dentro. Puoi quasi sentire la sua forza distruttiva, la sua potenza. Essendo così potente, non dovrebbe essere autorizzata a meno che non ci siano problemi gravissimi. E se ci sono problemi gravissimi, molto semplicemente non dovremmo correre».

Fancy Bear inguaia Wiggins
Gran Bretagna nel mirino di Fancy Bear
Foto di Dawn Endico

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