Andy Burnham

«Meno europei in Premier? Con la Brexit si può»

LONDRA – La nazionale inglese non vince nulla dal Mondiale 1966. Cinquant’anni esatti di delusioni, culminate questa estate con l’umiliante sconfitta all’Allianz Arena di Nizza negli ottavi dell’Europeo ad opera della piccolissima Islanda, si fanno sentire. E di tanto in tanto qualcuno se ne esce con qualche possibile soluzione. L’ultimo in ordine di tempo il laburista Andy Burnham, già ministro ombra dell’Educazione, secondo il quale l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea potrebbe essere l’occasione giusta.

QUOTA – Burnham, che correrà per la poltrona di sindaco di Manchester, è convinto che il vero problema della nazionale inglese sia l’eccessiva presenza di giocatori continentali in Premier League, i quali impedirebbero lo sviluppo dei calciatori locali. Con il probabile restringimento del diritto di lavoro dei cittadini europei nel Regno Unito in seguito alla Brexit, ragiona Burnham, si potrebbe introdurre una quota minima di calciatori inglesi per ogni club, favorendo la crescita di nuovi talenti per la nazionale.

PARCO GIOCHI – «Può la Brexit significare qualcosa di diverso per il calcio britannico? – si domanda il politico laburista – Può la Brexit significare che il calcio inglese può allontanarsi dalle direttive europee sulla libera circolazione dei giocatori e può pensare di introdurre una quota per i calciatori cresciuti qui? In questo modo la Premier League non sarà più il parco giochi per i migliori talenti del mondo ma, al contrario, il luogo dove fare crescere i talenti nostrani».

OBIETTIVO – «La Premier League non è nata con l’obiettivo specifico di migliorare la nazionale inglese – prosegue Burnham – e questo è chiaro guardando i risultati. La domanda è: si possono avere entrambe le cose, cioè il miglior campionato del mondo e la nazionale più vincente? Da quando c’è la Premier, abbiamo fatto solo una semifinale nell’Europeo giocato in casa nel 1996 e questo, francamente, non è abbastanza».

FASCINO – Il ragionamento di Burnham ha senso per quanto riguarda la possibile crescita della nazionale, ma sembra non tenere conto di un importante particolare: la Premier è il campionato più ricco del mondo proprio perché ci sono quasi tutti i giocatori più forti del mondo. Ridurre il numero di stranieri – nella scorsa stagione erano 432 – significa ridurre il fascino della lega. E ridurre il fascino della lega significa ridurre i guadagni dei club. I quali sono assolutamente contrari all’idea. Difficile, dunque, che il piano di Burnham abbia successo. Anche se la Brexit dovesse portare a un restringimento del diritto di circolazione e di lavoro dei cittadini europei in Gran Bretagna, le squadre di Premier troverebbero una scappatoia per continuare a comprare chi vogliono. I soldi in ballo sono troppi. Quanto alla nazionale, da queste parti si sono talmente abituati alle sconfitte da avere perso ogni speranza.

Foto IAB UK

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