Il ministro britannico per il Commercio Estero, Liam Fox

Fox: «Brexit occasione d’oro per la Gran Bretagna»

LONDRA – Che cosa il futuro riservi all’economia britannica – se tempi durissimi come prevedono gli avversari della Brexit o il paradiso in terra come sostengono i fautori dell’addio all’Europa – nessuno lo sa con certezza, anche se allarmi come quello lanciato dalla Nissan (qui l’articolo) fanno presagire il peggio. Liam Fox, titolare del neonato ministero per il Commercio Estero, è invece sicuro che tutto andrà alla grande e che, grazie alla Brexit, il Regno Unito diventerà la terra del latte e del miele.

DISCORSO – In un discorso pronunciato a Manchester, Fox ha lasciato intendere che il governo spingerà per l’uscita senza se e senza ma dal mercato comune – da queste parti la chiamano “hard Brexit” – per diventare un nuovo membro indipendente dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO). Secondo Fox, il Regno Unito «è nella posizione ideale per diventare un leader globale». Certo, bisognerebbe ridiscutere tutti i trattati commerciali che al momento sono decisi in ambito UE, il che richiederebbe anni e anni di negoziati, ma secondo Fox e gli altri Brexiters, per il paese si tratta di una grande opportunità e non di un rischio.

RAPPORTI – Altra convinzione di Fox e dei fautori di una Brexit in salsa hard, è che i rapporti di forza nei negoziati siano a favore del Regno Unito e che la UE non innalzerà mai tariffe doganali per paura di perdere un mercato importante come quello britannico. I dati dicono il contrario: la UE è di gran lunga il principale sbocco delle esportazioni della Gran Bretagna (circa il 44%), ma non è vero l’opposto (i dati più favorevoli al Regno Unito dicono che le esportazioni UE nel paese ammontano al 17% del totale).

PROTEZIONISMO – «Il protezionismo non ha mai aiutato nessuno – dice però Fox -. Noi vogliamo che il commercio con la UE sia il più aperto possibile e non lo diciamo solo dalla nostra prospettiva, perché la verità è l’Unione Europea ha un surplus di esportazioni verso UK. Questo è un momento esaltante e liberatorio, ma il futuro radioso che ci attende è oscurato dalle ombre del protezionismo e dell’isolazionismo. La storia ci insegna che queste tendenze non hanno mai portato nulla di buono. Questa è la grandezza del libero mercato: non è un gioco senza vincitori, ma uno dove tutti possono davvero vincere».

CROLLO – L’ispirato discorso di Fox non tiene conto di un dato che è chiaro quasi a tutti coloro che vogliano vedere oltre la cortina fumogena dell’ideologia: l’Unione Europea non ha nessuna intenzione di fare favori al Regno Unito. Non perché a Bruxelles e a Strasburgo ci sia il desiderio di punire il popolo britannico per il voto nel referendum, ma molto più semplicemente perché l’Europa non può permettersi di mostrarsi debole, altrimenti altri paesi, soprattutto a Est, potrebbero essere tentati di seguire l’esempio d’oltre Manica e tutto il castello rischierebbe di crollare.

FAVORI – Del resto tutti, da Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, a Guy Verhofstadt, capo della delegazione del Parlamento europeo ai negoziati sulla Brexit, l’hanno già detto e ripetuto in tutte le salse: non ci sarà un trattamento di favore per Londra.

PASSAPORTI – Con quanta ansia e incertezza una parte del paese stia vivendo la situazione post-Brexit è dimostrato da un dato curioso: già dieci parlamentari tra Comuni e Lords hanno chiesto la cittadinanza irlandese. Avere il doppio passaporto è permesso ai membri delle due Camere, ma qualcuno ha storto comunque la bocca, parlando di tradimento. «Se uno è eletto per rappresentare il Regno Unito e poi decide di chiedere la cittadinanza di un altro paese – dice ad esempio il deputato conservatore (ed euroscettico) Andrew Bridgen – è come una coltellata nella schiena. Penso che chi l’ha fatto dovrebbe immediatamente dimettersi». A proposito di passaporti, ad agosto le richieste all’ambasciata irlandese a Londra sono triplicate, arrivando a 6710. E in Irlanda del Nord sono cresciute addirittura dell’80%. Segno che a molti la Brexit fa paura.

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