Il ministro dell'Interno britannico, Amber Rudd

Bufera su Amber Rudd: «Non sono razzista»

LONDRA – Ci sono giorni in cui è meglio rimanere chiusi in casa aspettando che passi la bufera. Ma per una figura pubblica come Amber Rudd, ministro dell’Interno del governo britannico, la cosa non è possibile. E così, proprio nel giorno in cui il “Guardian” la mette nel mirino per alcune vicende poco chiare nel suo passato nel mondo della finanza, la Rudd si trova anche a dover fronteggiare le accuse di razzismo che le arrivano da un po’ tutte le parti dopo il discorso sull’immigrazione da lei tenuto alla concerenza annuale del partito conservatore.

MARCHIO – A fare scalpore è stato soprattutto il passaggio nel quale la Rudd ha dichiarato che tra i progetti del suo dicastero c’è anche quello di costringere le aziende a rivelare il numero di lavoratori stranieri da loro impiegati. Una proposta che ha scatenato la reazione sdegnata non solo, com’è normale, dell’opposizione, ma anche delle imprese. Adam Marshall, direttore generale della Camera di Commercio Britannica, è arrivato ad accusare la Rudd di volere imporre un “badge of shame”, cioè un marchio di infamia.

DIFESA – Un attacco durissimo, cui la titolare dell’Home Office ha provato a rispondere questa mattina. Quando, nel corso di un’intervista alla BBC, le è stato chiesto se questo non fosse un progetto xenofobico e un lasciapassare per il razzismo, la Rudd ha risposto piccata: «È davvero una disgrazia (questa accusa, ndr). Il fatto è che dovremmo essere in grado di parlare di immigrazione, dovremmo essere in grado di parlare di quali professionalità vogliamo avere qui nel Regno Unito e se è necessario andare a cercarle all’estero per dare slancio alla nostra economia e non penso sia giusto che non si possa parlare di questo argomento».

OCCUPAZIONE – Quando le è stato ricordato che a suo tempo il premier laburista Gordon Brown era stato sommerso dalle critiche e dalle accuse di razzismo, anche dal partito conservatore, per avere lanciato lo slogan “lavoro britannico per lavoratori britannici”, la Rudd ha risposto dicendo di essere stata attentissima nel suo discorso a non cadere nella trappola della xenofobia. Se in tanti se la sono presa, però, qualcosa non è andato secondo i piani. Ed è difficile dare torto ai detrattori del ministro quando quest’ultima, nel suo discorso, ha affermato che gli stranieri stanno rubando il lavoro ai britannici, quando le statistiche dicono che il Regno Unito al momento ha livelli record di occupazione.

QUESTIONE – Ma la diretta interessata non indietreggia. «Non dobbiamo avere paura di affrontare la questione – ha detto sempre alla BBC – perché so che se lo facciamo, tornerà a galla più avanti in forma peggiore. Non dobbiamo ignorare il fatto che la gente vuole parlare di immigraazione e, se parliamo di immigrazione, non mi chiamate razzista».

UNIVERSITÀ – Nel suo discorso alla conferenza del partito conservatore, la Rudd si è attirata altre pesanti critiche anche con l’annuncio dell’intenzione di mettere un freno all’immigrazione universitaria.

GUAI – Come detto, questo difficile passaggio politico la Rudd deve affrontarlo proprio nel momento in cui il “Guardian” torna a metterla nel mirino per il suo passato nella finanza. Il ministro dell’Interno, entrato in politica solo 6 anni fa, era già finita sotto accusa per essere stata alla guida di due società con residenza nei paradisi fiscali. Adesso esce fuori che a fine anni ’80, quando era appena 24enne, permise al padre Tony di aiutarla nella conduzione della società finanziaria di famiglia nonostante questi fosse stato privato della licenza a operare a causa del suo coinvolgimento in affari che, a voler essere buoni, si possono definire opachi. Finora la Rudd si è sempre rifiutata di rispondere alle domande del “Guardian”. Dopo le ultime rivelazioni potrebbe però esservi costretta.

Foto Department of Energy and Climate Change

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