Il Primo Ministro scozzese, Nicola Sturgeon

«Scozia pronta a nuovo referendum su indipendenza»

LONDRA – Ora che la Gran Bretagna ha deciso di abbandonare l’Unione Europea, la Scozia potrebbe decidere di abbandonare la Gran Bretagna. A dirlo senza tanti giri di parole è il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, nel discorso di apertura della conferenza annuale dello Scottish National Party (SNP). Una bozza di legge per indire un nuovo referendum sull’indipendenza sarà presentato la settimana prossima. Il piano è concludere l’iter parlamentare prima del marzo 2019, quando le trattative per l’uscita del Regno Unito dalla UE dovrebbero essersi concluse.

DIETROFRONT – Per la Sturgeon si tratta di un annuncio importante, perché contraddice in parte quanto lei stessa aveva dichiarato nel 2014, quando gli indipendentisti erano stati sconfitti nettamente – 56% contro 44% – nel precedente referendum. In quell’occasione, la premier scozzese aveva dichiarato che si trattava di un risultato valido per almeno una generazione. Ora il dietrofront, anche se solo parziale, perché più di recente la Sturgeon aveva detto di essere pronta a lottare per un nuovo referendum se il popolo britannico avesse optato per la Brexit.

AVVERTIMENTO – La Sturgeon ha lanciato un avvertimento alla sua omologa britannica Theresa May: «Se pensi per un solo secondo che io non sia seria quando dico che farò tutto ciò che è in mio potere per difendere gli interessi della Scozia, ti sbagli di grosso. Se non puoi o non vuoi permetterci di proteggere i nostri interessi all’interno della Gran Bretagna, allora la Scozia si riserverà il diritto di decidere, di nuovo, se vuole prendere un’altra strada».

SCOMMESSA – Quella della leader dell’SNP è una scommessa rischiosa, perché i sondaggi dicono che in questo momento solo il 38% dell’elettorato è a favore dell’indipendenza, contro un 47% di contrari e un 12% di indecisi. Se, però, come sembra sempre più probabile, la May dovesse seguire la strada della cosiddetta “hard Brexit”, cioè della linea dura nelle trattative con la UE, la situazione potrebbe cambiare di molto, visto che la Scozia il 23 giugno scorso ha votato a larga maggioranza per rimanere nell’Unione.

POTERI – A proposito di linea dura, la Sturgeon non sembra davvero voler essere da meno della May. Sempre oggi ha infatti annunciato la volontà di chiedere ancora più poteri per il governo e il parlamento scozzesi sulle materie che finora sono state di competenza della UE come agricoltura e pesca. Non solo, perché il governo scozzese è pronto a fare altre pesantissime richieste. Su tutte, la possibilità di rimanere nel mercato comune se la Gran Bretagna dovesse decidere di uscirne, oltre alla facoltà di non dipendere da Londra per quanto riguarda le politiche sull’immigrazione.

ATTACCHI – Ed è proprio sul tema dell’immigrazione che dalla conferenza dell’SNP sono arrivati gli attacchi più duri alla May e ai conservatori in generale. Ha cominciato proprio la Sturgeon, secondo cui «i Tories e quelli che parlano in loro nome dovrebbero vergognarsi» per l’intolleranza mostrata recentemente «verso persone provenienti da altri paesi». Non solo, perché a suo avviso l’ala destra del partito si è impossessata del risultato del referendum e sta usando la Brexit «come una licenza per dare sfogo a quella xenofobia che è rimasta a lungo sotto la superfice ma che adesso è sotto gli occhi di tutti».

FASCISMO – Altri esponenti dell’SNP sono andati anche oltre. Secondo la leader della sezione giovanile del partito, Rhiannon Spear, i Tories portano avanti «politiche che deumanizzano le persone, politiche che flirtano col fascimo». Mentre per Christina McKelvie, deputata al parlamento scozzese, quello che si è visto e sentito nella conferenza del partito conservatore «è la disgustosa, vergognosa e davvero preoccupante avvisaglia di quello che potremmo dover affrontare in questo paese se rimaniamo spettatori passivi».

CRITICHE – Le parole ascoltate oggi nella conferenza dell’SNP non sono piaciute agli oppositori. Specialmente alla leader dei Tories in Scozia, Ruth Davidson, secondo cui «i commenti di oggi dimostrano che la Sturgeon ha rinunciato a parlare per la Scozia e ha deciso di rivolgersi solo alla platea del suo partito. Questa non è l’azione di un primo ministro scozzese, ma di una fondamentalista dell’SNP che mette l’independenza prima di ogni altra cosa».

CONFUSIONE – Negativo anche il commento del leader dei laburisti scozzesi: «La priorità per Nicola Sturgeon è dividere la nostra nazione ancora una volta – ha detto Kezia Dugdal -. La nostra economia è nei guai e l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di un altro referendum sull’indipendenza». In casa laburista, però, ci deve essere un po’ di confusione, visto che il portavoce nazionale ha dichiarato poco più tardi che il suo partito non si opporrà a un eventuale nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia.

Foto Scottish Government

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