La Premier britannica, Theresa May

Il piano di May: pagare per restare nel mercato comune

LONDRA – L’economia britannica o, meglio, l’economia londinese rischia una botta di proporzioni spaventose. Se la Gran Bretagna dovesse uscire dal mercato comune perdendo così i diritti di “passporting”, cioè di vendere servizi finanziari sul continente, migliaia e migliaia di posti di lavoro potrebbero andare perduti e la capitale vedrebbe svanire il suo ruolo di hub finanziario internazionale.

Molte banche che ora operano a Londra potrebbero essere indotte ad andarsene e piani in questo senso sono già stati preparati da tutte le istituzioni finanziarie della City. Se saranno messi in pratica, svuotando gli uffici, dipende dal tipo di accordo che la Gran Bretagna riuscirà a trovare con l’Unione Europea, ma le avvisaglie non sono buone.

Se dovesse risultare chiaro che il governo intende procedere sulla strada della cosiddetta hard Brexit, rinunciando all’accesso al mercato comune e perdendo i diritti di passporting, molte banche potrebbero sbaraccare già prima della fine del 2017.

Sarebbe una perdita per la capitale e per il Regno Unito in generale. Ma sarebbe un colpo anche per l’Europa, perché non è detto che le banche in questione si sposterebbero in qualche città della UE come Dublino, Parigi e Francoforte. Al contrario, molti istituti potrebbero scegliere New York o Singapore. A rimetterci sarebbero dunque tutti.

Del pericolo sembra essersi resa conto anche la Premier Theresa May. Due settimane fa, nel discorso di chiusura della conferenza annuale del Partito Conservatore, la May era sembrata orientata verso un’uscita senza compromessi dalla UE in nome della lotta all’immigrazione. Ma ora sembra avere ammorbidito di molto la propria posizione.

Forse spaventata dai colloqui avuti in questi giorni con rappresentanti del mondo degli affari, l’erede di David Cameron è tornata sui suoi passi e, secondo il “Financial Times”, è pronta una importante concessione: la Gran Bretagna continuerebbe a versare miliardi nelle casse del’Unione in cambio del mantenimento dell’accesso al mercato comune per la City di Londra.
È una soluzione che potrebbe far felici sia Londra sia Bruxelles e che potrebbe essere accettata, sia pure a malincuore, anche dai Brexiters duri e puri, a patto che non venga messo in discussione il ritorno a un controllo completo sull’immigrazione.

Certo, non sarebbe facile da spiegare a chi ha votato per lasciare l’Europa non solo per porre un freno ai flussi migratori ma anche in virtù della promessa di non dare più soldi alla UE fatta dai fautori della Brexit. Continuare a pagare Bruxelles per favorire gli interessi della City potrebbe essere davvero difficile da digerire per chi ha visto nella scelta di staccarsi dal continente un modo per mostrare il dito medio alle élites finanziarie di base nell’odiata Londra.

L’atteggiamento dei Brexiters, per altro, è al momento di chiusura totale a qualsiasi ipotesi di compromesso. E il clima per chi cerca di non farsi trascinare dall’ideologia e di ragionare a mente fredda non è dei migliori. La settimana scorsa due dei principali tabloid britannici, il “Daily Mail” e il “Sunday Express”, che sin dall’inizio si sono fanaticamente schierati contro l’Europa, sono arrivati a definire traditori da rinchiudere nella Torre di Londra i parlamentari che hanno chiesto il diritto di esprimere un voto sul piano del governo in vista delle trattative con la UE.

Oggi, un consigliere locale del partito conservatore è andato oltre, presentando una petizione popolare dal sapore fascisteggiante. In pratica, secondo Christian Holliday, questo il nome del genio in questione, una volta che la Brexit sarà cosa fatta e finita, chiunque si esprima a favore del ritorno nell’Unione Europea sarà colpevole di alto tradimento.

Perché la proposta venga anche solo presa in considerazione dal Parlamento servirebbero 10 mila firme e per ora Holliday ne ha raccolte poco più di un centinaio. E in ogni caso, anche se la petizione arrivasse a Westiminster, non avrebbe alcuna possibilità di essere accolta data la sua palese assurdità. Ma già il sollo fatto che sia stata presentata, sia pure da un politico di infimo livello, dimostra che il clima in Gran Bretagna gira sul brutto andante.

Foto UK Home Office

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