Boris Johnson

Un articolo mette in imbarazzo Boris Johnson

LONDRA – Che Boris Johnson abbia deciso di schierarsi a favore dell’addio all’Unione Europea nel referendum dello scorso 23 giugno non per convinzione ma per puro e semplice opportunismo, si dice da tempo. Ora ne abbiamo la conferma.

A febbraio, due giorni prima di annunciare urbi et orbi la sua decisione di schierarsi dalla parte del Leave, l’ex sindaco di Londra scrisse una bozza di articolo per il “Telegraph” nel quale, pur criticando aspramente la UE, sosteneva che per la Gran Bretagna dal punto di vista ecoonomico sarebbe stato molto più vantaggioso rimanere in Europa. Da lì a 48 ore, Johnson avrebbe cominciato a fare campagna elettorale nelle fila degli euroscettici.

A rivelare l’esistenza dell’articolo e a pubblicarlo è stato Tim Shipman, giornalista del “Sunday Times”, in un libro intitolato “Tutti contro tutti: la storia completa di come la Brexit ha affondato la classe politica britannica”. Per rispondere alle accuse di ipocrisia che gli sono piovute addosso, Johnson si è difeso dicendo che si trattava di un pezzo parodico scritto solo e soltanto per valutare le ragioni dell’altra parte e che c’era un altro articolo in cui si peroravano con la stessa veemenza le ragioni del Leave.

Certo che a rileggere ora le parole del biondo ex sindaco della capitale viene qualche brivido tanto sono profetiche. Intanto Johnson parla del “possibile shock economico” causato dalla Brexit, cioè esattamente quanto si sta verificando in queste settimane con il crollo del valore della sterlina. In più, Johnson anticipa potenziali problemi in Scozia e in Irlanda del Nord e anche questo sta puntualmente avvenendo, con il governo scozzese pronto a chiedere un nuovo referendum sull’indipendenza e quello nordirlandese terrorizzato dal possibile riacutizzarsi del conflitto tra repubblicani e unionisti.

Insomma, l’articolo mai pubblicato sarà anche stato un esercizio di stile, ma dimostra senza ombra di dubbio che Johnson sapeva esattamente a che cosa la Gran Bretagna andava incontro votando per la Brexit. Soprattutto, dimostra che la terra del latte e del miele da lui promessa in campagna elettorale come risultato finale dell’addio alla UE era solo e soltanto una bugia. Ed è una constatazione davvero amara se si considera che, molto probabilmente, senza il contributo dell’attuale ministro degli Esteri il fronte dei Brexiters sarebbe stato sconfitto.

Foto di David Holt

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